stephen ed everitt

Stephen ed Everitt

Stephen Dockerty
Capitano della nazionale scozzese – Melbourne 2008
Anni: 37

La storia di Ste:

Prima che partecipassi alla Homeless World Cup non facevo niente, un bel niente. Poi ho avuto l’opportunità di partecipare agli allenamenti e conoscere gli altri giocatori, e ho iniziato a sentirmi parte di qualcosa invece di sentirmi isolato, senza speranza, inutile – ho iniziato a credere un po’ di più in me stesso, ad avere più autostima.

Circa una settimana prima di partire per l’Australia, mi hanno chiamato dicendo che c’erano dei problemi con il mio visto. Le autorità australiane, giustamente, secondo me, erano in dubbio se permettermi di entrare nel loro paese. Con il morale completamente a terra ho pensato a tutti gli sforzi che avevo fatto per ripulirmi ed ero molto deluso, ma non avevo alcuna intenzione di ricadere nella droga. Dentro di me ero assolutamente convinto che nulla mi avrebbe riportato alla dipendenza di prima. Alla fine il visto è arrivato ed ero ufficialmente parte della squadra e in partenza per Melbourne per rappresentare il mio paese.

All’aeroporto indossavamo tutti la tuta e la gente ci guardava, quasi a chiedersi “chi sono questi ragazzi?”. E tutto è cambiato per me. Dentro e fuori dai centri di recupero avevamo distrutto le nostre famiglie, avevamo distrutto le vite degli altri. Alcuni di noi sono finiti in prigione, me compreso. E stare lì, seduto all’aeroporto, con la gente che ti guarda, che ti chiede chi sei, cosa fai, e dove vai. Mi ha fatto stare bene. Anch’io valevo qualcosa. E’ stato incredibile, non lo scorderò mai.

Essere selezionato per la Homeless World Cup mi ha fatto capire che la mia vita aveva un senso. Non mi devo ritirate, perché ci metto poco a farlo quando ho una giornata negativa. Ma quando mi hanno scelto per la nazionale ho cambiato il mio modo di pensare. Mi ha fatto capire che la gente pensava veramente che io fossi qualcuno, che fossi importante e valessi qualcosa. La gente credeva in me. Da quando sono tornato da Melbourne sono riuscito a trovare casa, tutto da solo, e ce l’ho fatta. Adesso mia figlia viene a trovarmi e sta con me. Ma non è l’unica persona a fidarsi sempre più di me, anche sua madre e i genitori delle sue amiche che adesso permettono alle loro figlie di passare la notte in casa mia. Così ogni giorno sono un po’ più responsabile. E non ho dubbi che tutto questo sia grazie alla partecipazione al torneo. Mi hanno dato pian piano più responsabilità e fiducia e hanno insistito sul fatto di incoraggiare gli altri.

Everitt Harry Johnson, Nuova Zelanda

Diciotto mesi prima della Homeless World Cup Melbourne 2008 Everitt Harry Johnson viveva per strada, occupando il portico anteriore o posteriore di un edificio universitario. Dopo aver rappresentato il suo paese nello sport non vive più in strada, sta combattendo le sue dipendenze e ha l’obiettivo di tornare all’università e finire gli studi. Ecco la sua storia:

“Eravamo sempre in sette o otto sulle gradinate dell’università. Un’esperienza che vorrei dimenticare volentieri, perché lì avevo sempre fame, mi sentivo arrabbiato, a volte solo e sempre stanco.

Sono stato introdotto alla droga all’età di 13 anni. Mio padre era un alcolista e io ho iniziato a bere durante il primo anno delle superiori. Era normale iniziare a bere presto, specialmente se volevi far parte della compagnia giusta a scuola. Negli ultimi 25 anni mi sono fatto di marjuana e/ o LSD.

La Homeless World Cup Melbourne 2008 non solo mi ha offerto l’opportunità di rappresentare il mio paese nello sport, ma mi ha dato la vera spinta per andarmene dalla strada, curare le mie dipendenze e cercare di capire cosa voglio fare veramente della mia vita.

Così, a febbraio 2009, mi sono iscritto ad un programma di disintossicazione da alcool e droga. Dopo aver terminato con successo questo programma, mi sono trasferito in un dormitorio maschile per due mesi. Ora vivo in un appartamento a Auckland City. Il mio obiettivo è tornare a scuola e finire l’università.

Andare a Melbourne e rappresentare il mio paese alla Homeless World Cup ha ridato a me e ai miei compagni di squadra fiducia e rispetto. Ero fiero dei nostri traguardi. Non abbiamo certo vinto molti incontri (vinti 2 e persi 10), ma abbiamo conquistato molte persone da tutto il mondo. Adesso io e i miei compagni di squadra abbiamo amici in America, Finlandia, Polonia, Inghilterra e Australia. La Homeless World Cup mi ha aiutato a cambiare vita. Mi ha offerto “l’ opportunità che capita una volta nella vita” per realizzare un sogno e cambiare.